Calalzo di Cadore, in breve
Calalzo di Cadore (Cialòuz o Cialàuz in ladino) è un comune italiano di 1 805 abitanti della provincia di Belluno in Veneto.
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Calalzo, Calaucio in un'antica pergamena, fece parte del Centenaro di Pieve di Cadore, sede della Magnifica Comunità di Cadore. La sua storia e la sua economia sono strettamente legate alle vicissitudini di questo territorio. Negli atti amministrativi dell'archivio comunale appaiono anche documenti che testimoniano contratti d'uso (attività d'uso in affitto a mezzo di "consorzie") di terreni di proprietà di altri comuni anche lontani dai territori limitrofi. Per esempio, l'acquisto dei boschi e dei pascoli di Ajarnola e Selvapiana nel comune di Comelico Superiore. Nel 1420, insieme al resto del Cadore, venne conquistato da Venezia. Durante l'età moderna il commercio del legname, tramite la fluitazione, fu l'industria principale di Calalzo, come di altri paesi cadorini.
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La chiesa parrocchiale di San Biagio: l'altare maggiore è opera della Ditta Zanette di Vittorio Veneto. Fu inaugurato il 19 dicembre 1920 e consacrato nello stesso giorno dal vescovo Giosuè Cattarossi. Nel 1973 è stato adattato dalla Ditta Faena di Belluno alle nuove norme stabilite dal Concilio Vaticano II e consacrato dal vescovo Gioacchino Muccin il 18 febbraio 1973. Le statue in legno di San Biagio e San Floriano sono state eseguite dallo scultore Giuseppe Obletter e benedette l'11 agosto 1929 dal parroco Giovanni Masi. L'organo è Aletti (1891). La chiesetta di San Giovanni Battista, situata sul punto più alto del paese.
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Il territorio calaltino è completamente montuoso, collocandosi nel cuore delle Dolomiti Cadorine. Il capoluogo sorge sulle rive occidentali del lago artificiale di Centro Cadore, alla destra del Molinà, suo tributario. La gran parte del territorio si estende però sulla retrostante val d'Oten, pressoché disabitata che, segnata dal corso del torrente, termina ai piedi del monte Antelao. Quest'ultimo, con i suoi 3264 m s.l.m. rappresenta una delle principali cime dolomitiche, seconda solo alla Marmolada. Altri massicci degni di nota sono le Marmarole (culminanti nel Cimon del Froppa, 2 932 m) e la più modesta croda Mandrin (2 278 m).
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